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Congresso

44° Congresso AdOO: abstract

Perugia - 24-25-26 marzo 2018

Hotel Giò Wine e Jazz Area

Abstract delle relazioni

 

SABATO 24 MARZO

Corso 1 - L’assenza di binocularità dovuta a traumi cranici
Luigi Seclì, Francesca Ciarfera, Alessandro D’Elia, ottici optometristi

Abstract. L’evento formativo affronta il delicato tema delle persone che hanno subito traumi cranici e vedono la loro visione e binocularità compromessa. La relazione è divisa in tre parti.
La prima parte parla di quello che gli ottici optometristi possono fare per aiutare queste persone, spiegando i limiti del loro intervento e la necessità di collaborare con altri professionisti per raggiungere obbiettivi condivisi. Vi è, poi, una breve descrizione della neurofisiologia dell’apparato visivo e delle aree cerebrali coinvolte nel processo visivo, per passare poi alla spiegazione di quali procedure e quale approccio bisogna avere con questi particolari soggetti. Francesca Ciarfera presenta una disamina delle procedure usate in un caso reale - da lei trattato - illustrandone le modalità, la cronologia e l’impegno necessari per ottenere risultati validi. Infine, l’intervento di Alessandro D’Elia, collega che, purtroppo, ha subito a sua volta un grave trauma cranico, spiega sia in qualità di paziente, sia come ottico optometrista, il lavoro fatto per migliorare il suo stato visivo sotto una prospettiva davvero unica.

 

Corso 2 - Le attività visive in relazione all’uso dei sistemi digitali: la binocularità come fattore critico
Paolo Traù, ottico optometrista - Ipsia “G. Benelli” Pesaro

Abstract. L’invasività dei sistemi digitali ha portato ad un progressivo aumento dell’impegno visivo in situazioni di particolare interesse sociale ed economico, oltre che sanitario, come la scuola e il lavoro.
Nonostante le normative prevedano il monitoraggio di tali situazioni dal lontano 1996, con l’entrata in vigore del primo Codice della Sicurezza, ad oggi rimangono disattese la maggior parte delle aspettative di consapevolezza e di miglioramento, sia per gli operatori, che per gli utenti.
In particolare, gli utenti vanno incontro ad aumentate condizioni di disagio che, oltre ai risvolti sociali ed economici, rappresentano un importante elemento di crescita e confronto professionale fra gli operatori dell’ottica oftalmica, che avrebbero dovuto e dovrebbero oggi farsene carico. L’optometria occupazionale o ambientale è la disciplina consolidata che affronta e risolve molte di queste problematiche. L’ambito scolastico e quello lavorativo vivono oggi una contrapposizione temporale: nel primo si impara a fare tutto quello che si farà, o quasi, per il resto della vita.
Molto spesso i problemi di scarsa efficienza visiva riscontrabili nei lavoratori fondano le basi su atteggiamenti non corretti acquisiti in età scolare, su condizioni pregresse non riconosciute o su una prevenzione inesistente. Da qui la necessità di corrette valutazioni optometriche in particolare finalizzate all’accertamento delle capacità binoculari e che formano le conoscenze su cui l’igiene visiva sviluppa la consapevolezza e la capacità di gestione delle problematiche per l’utente.

 

Corso 3 - Lente a contatto sclerale: guida pratica all’applicazione
Luca Ciavarra, Andrea Polverini, ottici optometristi - Ailes

Abstract. La relazione introduce al concetto di “Lente a contatto sclerale”, fornendo definizioni e nomenclatura per classificare le LaC sclerali in relazione al diametro totale e al rapporto tra superficie oculare e lente. Indicazioni ed identikit degli ametropi tipo per l’applicazione di LaC sclerali, con un riferimento particolare alla gestione concomitante dell’occhio secchio e di LaC sclerali.
Confronti con la letteratura scientifica riguardo le LaC sclerali e il cheratocono, con particolare riferimento agli incoraggianti dati che vedrebbero l’uso delle lentine sclerali come un ottimo alleato per ridurre l’incidenza di accesso alla cheratoplastica.


DOMENICA 25 MARZO

Corso 4 - Effetto delle lenti a contatto multifocali sulla risposta accomodativa e sulla visione binoculare in soggetti giovani miopi
Giancarlo Montani, Sarangan Ganesan, ottici optometristi

Anche se le lenti a contatto multifocali sono indicate per la compensazione della prebiopia, e quindi progettate considerando  occhi che presentano caratteristiche diverse rispetto agli occhi di soggetti più giovani, queste soluzioni possono essere utilizzate anche in soggetti più giovani, con lo scopo di controllare la progressione miopica  o per la gestione dell’affaticamento visivo indotto dall’utilizzo di sistemi digitali.

Sebbene più studi abbiano dimostrato efficacia nel controllo della miopia utilizzando lenti multifocali, solo pochi studi hanno valutato gli effetti delle lenti multifocali sulla risposta accomodativa e sulla visione binoculare a volte con risultati contrastanti. Lo scopo della presentazione è quello di fornire una rassegna degli studi effettuati utilizzando lenti a contatto multifocali  in soggetti giovani valutando la loro efficacia nel modificare la risposta accomodativa e la visione binoculare.

 

Corso 5 - “Hay” riparti da te
Paolo Patuzzi, ottico optometrista, naturopata, e Antonio Genovesi, shopper marketer

Abstract. “Come stai?” Parte da questa domanda la via del cambiamento. I due professionisti giocano con provocazioni, stimoli, riflessioni e benevola ironia sull’auto-immagine dell’ottico optometrista. In un momento storico in cui “l’e-commerce”, il confronto con altre figure professionali e il cliente “modernizzato”, mettono a dura prova le certezze, è arrivato il momento di emanciparsi dai costrutti limitanti.
Attraverso un percorso stimolante, coinvolgente ed emotivo, Antonio Genovesi e Paolo Patuzzi, svelano le “4 chiavi neuronali” per accedere alle esigenze fondamentali dell’essere umano. Un palleggio tra “motivatore” e “professionista della visione” crea il gioco delle parti in un percorso che conduce i partecipanti ad una rinnovata e arricchita percezione di sé stessi e dell’utente, favorendo i cambiamenti necessari per il successo e la piena soddisfazione dell’ottico optometrista e della sua attività.

 

Corso 6 - Variazioni dell’asse del cilindro correttore tra esame refrattivo monoculare e binoculare
Giovanni Caso, ottico optometrista

Abstract. Il valore dell’asse del cilindro correttore dell’astigmatismo viene normalmente determinato nella sola fase monoculare: può accadere che l’occhio in esame, libero dai vincoli fusionali, ruoti attorno all’asse anteroposteriore a causa di una cicloforia (eteroforia torsionale). Nel caso in cui si presenti questa condizione, il valore dell’asse del cilindro correttore emerso dall’esame sarà inevitabilmente influenzato da ciò e risulterà pertanto non veritiero.

Le conseguenze saranno induzione di astigmatismo secondario, perdita di visus e discomfort. Per aggirare questo problema è stato proposto di misurare i valori dell’asse del cilindro correttore in binoculare utilizzando la tecnica della setto psicologico ideata da Humphriss, con cui è possibile sopprimere l’area visiva della fovea mantenendo la fusione paracentrale e periferica (Sopti, 2015): sono stati quindi misurati i valori dell’asse del cilindro correttore in sospensione foveale, con l’ausilio del cilindro crociato di Jackson su trenta soggetti selezionati secondo criteri quali assenza di diplopia durante la sospensione foveale, stereopsi di almeno 100’’, visus di almeno 10/10 con correzione, assenza di anisometropia e sensibilità allo spostamento dell’asse del cilindro di almeno 5°.
I valori misurati binocularmente sono stati confrontati con i valori dell’asse ottenuti monocularmente ed è emerso dallo studio che in poco più della metà degli ametropi esaminati si è verificata una rotazione di 5° o maggiore in almeno uno dei due occhi; è inoltre emerso che questa rotazione, se considerata, porta ad un miglioramento dell’acuità visiva, che però non sempre risulta particolarmente significativa. In particolare, si è notato che anche una rotazione di piccola entità può avere un’influenza rilevante per astigmatismi con un cilindro correttore uguale o maggiore di 0,75 D, mentre influenza in misura minore cilindri correttori di potere inferiore.
Se ne conclude che l’utilizzo della tecnica del setto psicologico per la misurazione dell’asse del cilindro correttore può portare a un valore più preciso e veritiero di quest’ultimo e a un conseguente aumento delle performance visive e del comfort dell’ametrope.

 

Corso 7 - Evidencia científica y terapia visual – Evidenze scientifiche e training visivo
David Pablo Piñero Llorens, ottico optometrista

Abstract. Il training visivo consiste in un insieme di tecniche ed esercizi volti a potenziare e rendere più efficienti alcune capacità visive. Gran parte delle evidenze scientifiche attualmente disponibili sull’efficacia del training visivo è incentrata sull’insufficienza di convergenza: esistono infatti diversi studi clinici controllati in cui è stata accertata l’utilità di determinati esercizi per il trattamento di tale disturbo. Sono invece molto scarse le evidenze esistenti sul training visivo nell’eccesso di convergenza e divergenza, in quanto sono costituite unicamente da serie di casi e casi clinici.
Nell’ambito di uno studio clinico controllato è stata stabilita l’efficacia del training visivo nelle disfunzioni accomodative utilizzando un campione nel quale tali disfunzioni erano associate all’insufficienza di convergenza. Esistono poi varie serie di casi che mostrano risultati positivi del training visivo in diversi tipi di anomalie dell’accomodazione. Per quanto riguarda lo strabismo, le evidenze scientifiche sono molto ridotte e si limitano esclusivamente a casi clinici in molti dei quali il training visivo è utilizzato in associazione al trattamento chirurgico.
Vi sono, inoltre, evidenze scientifiche sull’uso del training visivo per il trattamento dell’ambliopia, comprendenti studi clinici controllati e diverse serie di casi. La maggior parte di queste evidenze è incentrata sull’uso dell’addestramento percettivo e della terapia bioculare. Vanno infine menzionate le evidenze scientifiche esistenti sull’uso del training visivo in presenza di alcune anomalie neurologiche per la riabilitazione dell’oculomotricità del soggetto.

 

Corso 8 - Analisi della visione binoculare: indagine sull’approccio dell’optometrista
Francesco Curci e Marisa Masselli, ottici optometristi – Sopti

Abstract. L’esame visivo optometrico mira alla completa analisi delle abilità visive del soggetto, e alla ricerca di anomalie del sistema visivo binoculare come possibile causa di disturbi funzionali del soggetto in esame, per ripristinarne il comfort visivo. Diversi sembrano gli approcci usati tra i professionisti della visione, diverse le tecniche di refrazione soggettiva, le tecniche d’esame della visione binoculare e gli strumenti usati.
Inoltre, la tecnologia mette a disposizione dispositivi utili alla pratica optometrica, ma non sempre di ampia diffusione, o non sempre noti al professionista. Mediante l’utilizzo di un questionario, si è andati ad investigare su quanti professionisti utilizzano test per la visione binoculare nella pratica quotidiana, quali sono le tecniche e i test più utilizzati, e in che percentuale vengono riscontrate anomalie o alterazioni della visione binoculare.
L’indagine è stata strutturata tramite sito web specializzato alla creazione di sondaggi e, successivamente, distribuita agli specialisti del settore ottico attraverso la diffusione su social network e mailing. Le risposte sono state poi raccolte e i risultati analizzati statisticamente.


Corso 9 - Mamma non sono un pirata...
Patrizia Della Fornace, ottico optometrista - Ailac

Abstract. “Mamma non sono un pirata”, l’esclamazione rivolta da un bambino alla propria mamma, conseguentemente alla diagnosi di ambliopia, da cui segue la relativa terapia di bendaggio. Tale terapia non viene accettata dal bambino, gettando nello sconforto totale la madre, fermamente convinta di volere e dovere aiutarlo.
Escludendo il bendaggio, si è andati ad eliminare in primis il rifiuto alla terapia ed il disagio determinato dal vedersi diverso dagli altri bambini, il conseguente percorso affrontato con approccio optometrico, utilizzando un occhiale a cui, di volta in volta, sono state sostituite lenti positive, ed esercizi di training visivo hanno accompagnato un bambino sempre più motivato al raggiungimento della sua binocularità.


Corso 10 - Capacità binoculare valutata attraverso i test di accomodazione relativa
Bruno Garuffo, ottico optometrista - Aloeo

Abstract. Ogni ottico optometrista, nella propria pratica quotidiana, è chiamato a valutare il livello di capacità binoculare dei propri utenti. Alcuni test compiono una misura diretta sul sistema delle vergenze mentre altri compiono una misura indiretta. La relazione si prefigge l’obiettivo di analizzare quali informazioni si possono ottenere attraverso i test di accomodazione relativa, quale sia la modalità corretta di esecuzione affinché il risultato possa indirizzare a una prescrizione utile a rafforzare l’equilibrio binoculare.


Corso 11 - Visione binoculare: astenopia come sintomo
Maria Assunta Gorgoni, Adele Garrapa, ottici optometristi

Abstract. Comprendere la funzione della visione binoculare implica indagare come il sistema di elezione funziona, integrando l’aspetto funzionale e l’aspetto percettivo, che si traducono in processi di elaborazione.
L’astenopia (sintomo aspecifico) è stata sempre considerata come affaticamento oculare dovuto ad un sovraccarico lavorativo dell’apparato muscolare, intrinseco ed estrinseco, del bulbo oculare. Oggi si può parlare di visione binoculare e astenopia considerando che l’elaborazione spaziale ha un forte impatto nella manifestazione di tale sintomo.
Il modello del “cosa” e del “dove” è stato superato grazie agli studi di due ricercatori, Milner e Goodale, che, negli anni ‘90, dimostrarono l’esistenza di un “sistema visivo ventrale”, che serve a percepire, e un “sistema visivo dorsale”, che serve ad agire, enfatizzando le rispettive funzioni, localizzate in zone diverse del cervello e indipendenti a livello funzionale.
Se la visione è organizzata su un modello duplice di azione e percezione, la codifica dello spazio avviene in maniera triplice:

  • spazio corporeo-personale;
  • spazio peripersonale (in cui si interagisce);
  • spazio extrapersonale (lontano).

Questi tre spazi sono localizzati in tre aree differenti del cervello e quindi, tale elaborazione, se caratterizzata dalla presenza di mismatch tra l’azione e la percezione, quindi tra lo spazio agito e lo spazio percepito, e cioè tra il lobo parietale che mappa lo spazio, e il lobo frontale che pianifica l’azione in termini di movimento, si manifestano difficoltà di codifica e dispendio energetico, determinando ciò che si definisce astenopia.


Corso 12 - Analisi della condizione rifrattiva: un metodo alternativo
Matteo Fagnola, ottico optometrista

Abstract. L’analisi dello stato rifrattivo è l’attività iconica dell’ottico optometrista. Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi protocolli di esame, ciascuno con i suoi pregi e i suoi limiti. L’etica professionale impone, all’ottico optometrista, di chiedersi se la procedura d’esame che utilizza poggia le sue basi su protocolli scientifici validati ed attuali in termini di metodo e strumenti.
Nel corso della relazione verrà presentato un metodo alternativo di esame della condizione rifrattiva basato su una rivisitazione della nota procedura di annebbiamento e ricerca della lente detta del massimo positivo massima acuità visiva (MPMAV) al fine di ottimizzarla. Gli obiettivi del metodo di analisi rifrattiva proposto durante la relazione sono: rendere tale procedura più rapida, senza penalizzare la precisione e ripetibilità del risultato, ed evitare le possibili criticità legate alla fase di esame monoculare, in cui un occhio rimane occluso, o al metodo della sospensione foveale.
Il metodo prevede l’utilizzo di un ottitipo polarizzato con cui è possibile presentare una riga con acuità visiva variabile in modo indipendente, vista dal solo occhio destro; una seconda riga, anch’essa con acuità visiva variabile in modo indipendente, vista dal solo occhio sinistro, ed un elemento dell’ottotipo binoculare, visto da entrambi gli occhi. In questo modo è possibile utilizzare la procedura classica dell’MPMAV monoculare lavorando su ciascun occhio in parallelo ma mantenendo la visione binoculare attiva.
Tale protocollo permette di evitare la fase monoculare e un primo bilanciamento; inoltre, non necessita l’occlusione di un occhio, né la sospensione foveale, ma permette un’analisi raffinata dello stato rifrattivo “monoculare in condizioni binoculari”.


Corso 18 - La rivoluzione del blu: come stravolgere la filogenesi ed ontogenesi del sistema visivo binoculare
Domenico Brigida, ottico optometrista, vision trainer

Abstract. La cosiddetta rivoluzione digitali sta lentamente stravolgendo le nostre abitudini visive. Verranno esaminati e commentati preoccupanti dati statistici sull’utilizzo dei sistemi digitali nel contesto mondiale e italiano, soprattutto nel numero di ore e nelle scorrette posture. L’eccesso di esposizione ed utilizzo dei dispositivi digitali attaccherà sempre più il nostro sistema visivo binoculare. Bisognerà quindi porre maggiore attenzione sia nell’analisi optometrica che nelle compensazioni non trascurando consigli per una corretta... educazione visiva.


Presentazione progetto: Centro associativo milanese di prevenzione visiva “Teleoptometry Acofis”
Michela Salerno, ottico optometrista e ortottista; Renzo Zannardi, ottico optometrista

 

LUNEDI 26 MARZO

Corso 13 - Proprietà ottiche di filtri vari. Come i filtri partecipano alla visione binoculare
Silvia Tavazzi, Università Milano Bicocca, dip. Scienza dei Materiali e Comib

Abstract.

Un filtro ottico è un dispositivo che modifica il flusso raggiante di una radiazione elettromagnetica che lo attraversa. Dopo una introduzione sul meccanismo di assorbimento della radiazione elettromagnetica da parte dei materiali e sulle definizioni di densità ottica, spettro di trasmittanza e sintesi sottrattiva, saranno discusse le proprietà ottiche di vari filtri (longpass, shortpass, bandpass, ecc.) impiegati in campo ottico optometrico.
Per applicazioni optometriche, la scelta del filtro può essere effettuata con vari strumenti, dai più avanzati e completi ai più semplici, in modo sia oggettivo sia soggettivo. Saranno illustrati i metodi riportati in articoli di letteratura tenendo in considerazione i concetti introdotti nella prima parte della relazione.
In presenza di soggetti fotosensibili che possono presentare una condizione di binocularità fragile, è possibile intervenire con varie modalità di visual training. L’utilizzo di un filtro può costituire una procedura di supporto.
Saranno discussi i possibili effetti dell’uso di filtri colorati sulla riduzione della fotosensibilità, sulla visione binoculare e sul miglioramento dell’efficienza visiva, sia citando articoli di letteratura, sia riportando esempi tratti dall’attività professionale dell’ottico optometrista.

 

Corso 14 - Lenti antifatica. Reale utilità nei soggetti giovani e portatori di DSA
Paolo Di Biase, Paola Perron Cabus, ottici optometristi

Abstract. I recenti studi effettuati su soggetti che utilizzano i nuovi strumenti multimediali hanno rivelato, oltre ai sintomi astenopeici, uno spostamento del sistema verso l’esoforia, anche in soggetti più giovani. Il dato rilevante da non sottovalutare è l’aumento/insorgenza di forie verticali, che rendono il sistema visivo più instabile.
L’utilizzo di lenti anti-fatica, in queste situazioni, inizialmente sembra essere un valido aiuto, ma in soggetti exoforici, nella fase di deterioramento, peggiorano notevolmente la capacità di mantenimento della binocularità. Come sapere quando le lenti anti-fatica vanno consigliate? Come valutare se il loro utilizzo migliora le prestazioni del sistema visivo? I soggetti più giovani, godendo di un’elasticità elevata, sono quelli più a rischio ed è questa la categoria da tutelare maggiormente, con prescrizioni consapevoli.

 

Corso 15 - Uso di lenti a contatto selettive nel trattamento e protezione di soggetti fotosensibili
Guido De Martin, ottico optometrista, contattologo

Abstract. Negli ultimi anni si è cercato di capire effettivamente quale, quando e quanto la luce che colpisce un occhio sano, è veramente dannosa.

Il concetto di protezione è ancora più sentito in quei soggetti sensibili a variazioni di luminosità ambientale sia indoor che outdoor, in questi casi la prescrizione di una lente a contatto con filtro protettivo può agire attivamente sul loro comfort visivo.
Abbiamo, però, anche soggetti con condizioni oculari non in fisiologia, dove anche una normale condizione di radiazione luminosa crea ulteriori danni e anche una semplice finestra in ufficio o in un’aula scolastica luminosa crea una fotofobia invalidante. In questi casi l’uso di particolari lenti a contatto selettive, a differenza dei filtri tradizionali d’occhiale, può dare un comfort visivo senza uguali, che permette sia di proteggere, che incrementare la funzionalità del loro sistema visivo.
Acromati, albini, soggetti nistagmici e altri ancora possono trarre vantaggi enormi con l’uso di queste tecniche applicative, che permettono di vivere più liberamente il loro problema con una migliore qualità della vita.
Campi visivi più ampi, sensibilità al contrasto incrementata e distorsione cromatica ridotta sono l’immediata risposta soggettiva che arriva dalle persone a cui vengono applicate, per la prima volta, queste lenti corneali.
La relazione presenta i principi di scelta, le caratteristiche che deve avere una lente a contatto filtrante e la sua applicazione clinica pratica, per poter essere valido trattamento in specifici casi dove la luce da elemento vitale per l’occhio può divenire penalizzante, se non lesiva.

 

Corso 16 - Variazioni della misura della foria associata dalla correzione con occhiali alla compensazione con lenti a contatto
David Pietroni, ottico optometrista – Ailac

Abstract. Scopo: lo scopo di questo studio sperimentale è quello di investigare le variazioni di disparità di fissazione tra l’uso di lenti oftalmiche e l’uso di lenti a contatto, in soggetti ametropi sintomatici portatori abituali di occhiali e LaC, inclusi nello studio in base alla risposta di un questionario specifico.
Lo studio condotto su 20 soggetti ha dimostrato che possono verificarsi delle variazioni tra la FA con occhiali e quella con LaC. Mentre Le variazioni di FA alla distanza prossimale sono statisticamente significative, e clinicamente tali variazioni possono essere considerate significative in quanto in direzione eso quando il soggetto indossa le LaC.
Quest’ultimo punto è da considerarsi cruciale nella prescrizione della compensazione ottica per vicino. L’optometrista dovrebbe misurare le variazioni di FA tra occhiali e LaC, e qualora queste 6 fossero rilevanti, apportare modifiche di prescrizione, o comunque ampliare la gamma di soluzioni correttive per la distanza prossimale, come ad esempio LaC multifocali con centro per vicino, o occhiali per lettura da anteporre alle LaC.


“Lac multifocali, la sovratopografia può essere d’aiuto?”
Giuseppe Saija, ottico optometrista – Ailac

Abstract. L’esperienza clinica ha mostrato che il successo delle lenti a contatto multifocali è multifattoriale. I produttori di lenti a contatto hanno progettato in modo preciso ottiche molto complesse che hanno permesso di ottimizzare il design delle lenti a contatto multifocali.
Chiaramente, l’obiettivo finale è quello di dare al portatore una visione adeguata sia da lontano che da vicino. I fattori del successo di un’applicazione di lenti a contatto multifocali sono vari e includono chiaramente il centraggio, il movimento della lente a contatto ecc...
È stato da poco suggerito che la topografia eseguita sulla superficie della lente a contatto morbida multifocale potrebbe essere un metodo utile per valutare il centraggio della lente e questo potrebbe essere un metodo utilizzabile nella pratica clinica.
L’obiettivo di questa presentazione è quello di evidenziare i vantaggi ed i limiti relativi all’impiego della sovra-topografia, e talvolta anche dell’aberrometria, in un’applicazione di lenti a contatto morbide multifocali, tenendo conto delle pubblicazioni più recenti, di vari poster e di casi clinici.

 

Corso 17 - Esame refrattivo, analisi visiva o valutazione personalizzata? Verso un approccio pratico, funzionale e scientifico
Silvio Maffioletti, ottico optometrista - Irsoo Vinci e Università Torino

Abstract. Nel mondo digitale che si è affermato negli ultimi anni, gli optometristi hanno progressivamente ampliato le aree visive investigate non limitandosi più alla sola compensazione ottica, ma considerando anche la prevenzione e la valutazione delle abilità visive accomodative, oculomotorie e binoculari.
Oggi è, infatti, necessario analizzare con attenzione i rapporti che legano strettamente la visione con gli impegni lavorativi, con l’organizzazione spaziale, con l’applicazione protratta a livello prossimale e, in particolare, con le elevate richieste provenienti dal mondo digitale.
Il corso, partendo dai recenti cambiamenti dell’esame optometrico e del conseguente processo di valutazione visiva, descrive le abilità visive maggiormente implicate nell’attività prossimale e in particolare alcuni specifici test che sono importanti per la loro valutazione: il test della flessibilità accomodativa, il Nsuco test e il test della flessibilità fusionale. Nel corso vengono descritti con un dettagliato protocollo, riproposti mediante esercitazioni pratiche tra i corsisti, valutati utilizzando i riferimenti normativi pubblicati dalla letteratura scientifica.
Il corso viene completato proponendo alcune considerazioni deontologiche relative al rapporto tra l’optometrista, l’utente e le altre figure professionali che si occupano della visione.


Aggiornato il 06-03-2018 alle 12:47:04 | Stampa